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La vita istruzioni per l'uso.
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Movimenti, avvicinamenti, novità. Sorrisi e persone nuove. Incontri. Liberazione e allo stesso tempo imprigionamento in vecchi problemi. Le cose vengono fuori sempre tutte insieme. Energia che si muove, però. Finalmente.
MacUbu - 18:31 - commenti (4)
Frammenti di blu, finalmente. Sprazzi di luce, ventate d'aria più pura. Il sole sulla pelle, fra le foglie gialle e rosse degli alberi intorno. Che meraviglia strizzare gli occhi per la luce. Si respira, si torna a vivere. Anche a Milano.
MacUbu - 15:32 - commenti (1)
Hu's on first? Dialogo geniale fra Condoleeza Rice e George Bush, di James Sherman, courtesy of Diario.it
Proviamo il post via e-mail.
E chissà se i ritorni di carrello verranno letti o meno. Ne metto uno qui, vediamo... Preso? Andato? Chissà. Riflessione su Yin e Yang. Una cosa che mi fa bene, che mi aiuta a capire un po' di cose. Appena vedo il risultato di questo post, comincio a fare la lista: cosa è Yin e cosa è Yang. In me, nella mia vita, in quello che ho attorno. Vediamo che cosa ne esce. MacUbu - 12:00 - commenti (7)
Nuovo inquietante articolo di Curzio Maltese su Repubblica.
Ora i partiti, incassati i soldi del finanziamento, calano una cortina fumogena sulla loro vita interna, osano laddove la classe dirigente di Tangentopoli non era arrivata. Rispetto ai Cirino Pomicino e ai De Lorenzo, questi possono contare sul servilismo dei media, che allora sarebbero insorti contro la partitocrazia e ora probabilmente osserveranno la consegna del silenzio. O addirittura, come va di moda nei salotti televisivi, si lanceranno nella sfrontata difesa dell'abuso di potere. Senza contare che la nuova classe di rampanti gode i vantaggi del sistematico annientamento della magistratura. In assenza di controlli, la nuova partitocrazia avanza, lottizza selvaggiamente la Rai e gli enti pubblici con la scusa di un moderno spoils system, si garantisce privilegi inimmaginabili in qualsiasi altro Paese e perfino nell'Italia del Caf. Cadono le braccia. Proprio ti passa la voglia di ascoltarle ancora, queste cose. Voglio il passaporto del Costa Rica. No. Aver capito non comporta un cambiamento immediato. E che non lo sapevo? Però adesso so dove guardare. Il progetto era incompleto, adesso il foglio mancante è tornato alla luce. Si tratta di riprendere i lavori.
MacUbu - 00:44 - commenti (2)
Parafrasando Wilde:
L'unico modo per liberarsi di una tentazione è staccare un assegno. Sempre il geniale Perec. Date un'occhiata a Experimental demonstration of the tomatotopic organization in the Soprano (Cantatrix sopranica L.) Saggio scientifico con tanto di tabelle, resumé in francese sconclusionato, e una delle più esilaranti bibliografie che si ricordino. Era un genio, c'è poco da dire.
I giorni più grandi della nostra vita sono quelli in cui abbiamo il coraggio di affermare che il male che portiamo in noi è il meglio di noi stessi.
Nietzsche La profondità di questa frase mi dà le vertigini. Non è strano e significativo che mi sia capitata sotto gli occhi proprio in questi giorni? MacUbu - 02:22 - commenti (1)
Quando si cammina sotto la pioggia, ombrello in mano, di sera, si ha tempo per pensare un po'. Riflettevo sullo stile dello scrivere. Per un attimo mi è parso di capire come vorrei scrivere io.
La voce che sarei felice di chiamare mia è una prosa lenta e al primo sguardo sempre uguale, dall'aspetto dimesso, ma grande, viva, fluente, che come un largo fiume scorra sulla pagina, energia fertile e potente. Una prosa dove i significati si nascondano e giungano a chi legge quasi senza parere, sotto la superficie delle parole. Una prosa che non si colga al primo sguardo. Diciamolo, mi piacerebbe anche essere così. E invece sono tutto il contrario. E' stata una sera importante. Ho capito molte cose di me che per troppo tempo sono state nascoste. Archivi polverosi, raccoglitori dati per perduti emergono lentamente alla luce. Penso che non sarà facile comunque, il lavoro comincia adesso. Ma chiamare le cose per nome aiuta a definirle, cioè a comprenderne i confini, renderle misurabili, comprensibili, conquistabili. Non c'è più davanti la massa scura e informe, potenzialmente senza fine.
Chissà se davvero Medusa, ora che ha visto sé stessa, si trasformerà in pietra... Pausa pranzo in ufficio, senza niente da fare. Non ho voglia del solito ristorante dove sborso i maledetti 10 yuros per piatto_di_pasta/mezza_minerale/caffè. Così me ne sto qui e in tre quarti d'ora di blog-turismo si scoprono un sacco di persone che hanno tanto da dire e lo dicono bene. Adesso aggiorno i link ai blogger, ma voglio aggiungere qui una chicca segnalata da Argazzi: l'intervista a Chuck Palahniuk su The Onion, dove Margaret Tatcher scopre che un ingrediente molto speciale ha fatto parte (almeno 5 volte) della sua dieta.
A Milano piove ancora, invece gli amici di Genova mi raccontano che giù c'è il sole e fa pure calduccio. Invidia. Sonno. E devo tagliarmi i capelli. Sto cercando di resistere alla tentazione di usare per l'ennesima volta la macchinetta tosa-pecore. Resisti, resisti, resisti. Fatti dare un taglio intelligente, per una volta! Basta con lo scodella-look. ...mah, anche la stampa locale dà la colpa all'articolo di giornale. Forse sono io ad aver troppi pregiudizi, sulla Nigeria. O no?
But calm has returned to the streets of Kaduna, after last week's disturbances, following a newspaper publication which the Moslem community considered offensive. Il bello degli incontri casuali, fortuiti. Le cose che ti capitano quando meno te lo aspetti. Le persone che ti trovi davanti quando ormai non ci pensavi più. Sono queste le cose che ti fanno sentire più vivo...
Ciao Earl74... comunque vada a finire, la cosa mi diverte... MacUbu - 15:50 - commenti (4)
Da Repubblica.it
Nigeria, condanna a morteper la giornalista "blasfema" Miss Mondo: lo Stato di Zamfara ha lanciato la "fatwa", l'editto che esorta i musulmani a uccidere l'autrice dell'articolo che innescò gli scontri Ma insomma come si può pensare che quello che è successo sia colpa di un articolo di giornale? E' evidente che la situazione è esplosiva da sempre, in quel posto lì, con la vicinanza di musulmani e cristiani, con i massacri reciproci che ci sono sempre stati. Io mi rifiuto di credere che un articolo di giornale, in sé, possa scatenare una reazione simile nella gente. Mi irrita che la stampa banalizzi tutto dicendo "la giornalista che innescò lo scontro"... Perché non insistere di più sulla situazione preesistente e indagare sulle ragioni di un odio così profondo? Qualcuno mi sa indicare un articolo online sulla Nigeria davvero informativo e interessante? Vi interessa il mondo della pubblicità? Provate a dare una sbirciata di nascosto qui. Nomi, cognomi, dicerie, cattiverie, pettegolezzi, malignità e veleni. E anche qualche cazzeggio davvero divertente. Il tutto garantito dall'anonimato. In un mondo milanese dove tutti si conoscono, è l'unico modo per sapere tutta la verità.
Intervista a Moretti ieri notte su Rai tre. Grandi discorsi sui movimenti, girotondi eccetera. Un po' apologetico, come tono di voce, ma un sacco di belle cose dette ad alta voce sul Berlusca e gli altri della risma sua.
Sorprendente, tutto sommato su questa Rai. Sono d'accordo quasi su tutto, ma nonostante questo mi ha seccato, come sempre, l'intervistatore. Faccia nota, non so come si chiami. Ma anche lui, di fronte al suo intervistato (Moretti, in questo caso), era così servile, così conciliante, visibilmente d'accordo con lui su ogni cosa, sempre pronto ad accondiscendere a ogni battuta, eccetera. Che nervi! Ma perché in Italia non esiste nessuno e dico nessuno che sia in grado di intervistare le persone per metterle in difficoltà? Perché in questo paese dal servilismo e dalla piaggeria odiosa non esiste una tradizione giornalistica dove chi intervista fa un mazzo così alla persona che ha di fronte, con le domande più impensabili, con le cattiverie più inaspettate? A questo serve, un giornalista: non a far parlare la persona lasciandole lo spazio per ciacolare di quel che gli pare, ma per mostrarne le contraddizioni, per metterlo in un angolo e costringerlo a calare la maschera, per spremerne fuori, alla fine, il succo di verità. Niente, non sono mai riuscito a vedere qualcuno comportarsi così di fronte a un uomo politico... MacUbu - 10:15 - commenti (6)
Beh, ma questo è incredibile...
Gnod is a self-adapting system that learns about the outer world by asking its visitors what they like and what they don't like. In this instance of gnod all is about music. Gnod is kind of a search engine for music you don't know about. It will ask you what music you like and then think about what you might like too. When I set gnod online its database was completely empty. Now it contains thousands of bands and quite some knowledge about who likes what. And gnod learns more every day. Enjoy :o) Date un'occhiata qui Altra giornata di pioggia e umido. Ci fosse almeno quel bel freddo deciso, che ti costringe a usare sciarpa e guanti, il vento freddo, che sa di neve, dalle montagne. No, c’è solo pioggerellina fine che stanca e innervosisce, quell’umido insulso che però ti entra nelle ossa.
Il tempo perfetto per immalinconirsi a casa. E per rafforzare l’umore grigiastro e pieno di saudade ho pensato bene di mettere su la terza sinfonia di Gorecki… Sotto alla mia finestra anche il Naviglio pavese sembra strano. Da qualche giorno non scorre. Non so perché: forse la chiusa è stata tirata su per via delle piogge, perché verso Pavia non arrivasse troppa acqua, chissà. Fatto sta che lo vedo lì, fermo, trafitto ovunque dalla pioggia, con le foglie gialle che galleggiano morte. Meno male che c’è internet, e che stasera esco con gli amici. Ogni tanto mi capita di riprendere in mano un libro. Magari uno che da tanto tempo sta lì buono al suo posto in libreria. E passandoci davanti sembra quasi che mi chiami, come se avesse improvvisamente qualcosa da dirmi.
E’ così che oggi ho tirato fuori un libriccino di Roberto Piumini. L'amore in forma chiusa, (Il Melangolo 1997). Una raccolta di sonetti, tutti d’argomento amoroso. Come un canzoniere del Trecento trasferito nell’oggi, fra telefoni e treni, fra viaggi e amplessi sotto le coperte. Ed è vero, aveva un sacco di cose belle da raccontarmi, proprio oggi, questo libro. Ve ne propongo due. (E infrango così, forse, la legge sul copyright, ma via, siate clementi…) SEMPRE, AMICA, QUANDO CAMMINIAMO, Sempre, amica, quando camminiamo, tu alla mia sinistra normalmente, la mano con la mano ci tocchiamo: e mai ferme, mai tranquillamente. E una tiene l’altra e la stringe con dita unite oppure alternate, una nell’altra penetra e spinge, legandosi, slacciandosi, ritmate. E con le mani noi facciamo amore morbidamente e instancabilmente, in assoluta assenza di pudore. Così noi siamo camminando spesso presi in un amore fatto a mente, continuo muto manufatto amplesso. ORA TI APRI IN SPLENDIDO UMORE Ora ti apri in splendido umore e a me tocca, perso di fortuna, entrare nella gioia del favore, capacitarmi in una carne bruna, capire l’acre culmine di fuoco passare la rovente dolce cruna, di colpo maturare l’alto gioco, Tuareg che si immacola di luna. Ora ti apri e io lieto discendo come il fiume a necessaria foce o fiato che diventa fresca voce: entro cantando sussurrati gridi e tu sorridi quello che intendo e io intendo quello che sorridi. MacUbu - 15:34 - commenti (1)
C'è un articolo su Italieni di un corrispondente messicano che vive in Italia da 5 anni. E' stato chiamato in questura per dare le proprie impronte digitali. Inutile dire che non ci facciamo una gran bella figura...
"Io trovo milano bellissima quando piove. Ovvio, non quando sono al mercato a lavorare, ma trovo che milano sotto la pioggia, finestra aperta, i rumori, la notte, il grigio che diventa acqua sia uno dei motivi per cui adoro questa citta'. :o) Auro"
Questo è un commento al mio post di ieri... E' vero, a volte siamo riluttanti ad ammettere la bellezza di questa città. Specie per noi genovesi dire che Milano è bella suona quasi come una bestemmia. Ma a parte l'inguaribile campanilismo dei liguri, quello che forse pesa di più è l'alienante tipo di vita, e a volte di mentalità di chi ci abita, a Milano. Non è una brutta città, è ovvio. Eppure lo sanno tutti che quando si trova qualche via carina, qualche scorcio interessante, sorprendente, il commento che si fa è sempre: "Bello! Toh, non sembra neanche Milano..." E' che attribuiamo a questa città gli aspetti negativi del tipo di vita che ci facciamo. L'ansia da prestazione, il ritmo alienante, le ore passate in uffici chiusi da dove non si vede il cielo, le pause pranzo (parliamone, di questo rito moderno, a volte piacevole, a volte grottesco!), le piccole ipocrisie, i sorrisi forzati, il business, le frasi fatte, le amicizie di convenienza, la convivenza forzata... potrei continuare per ore. Però una domenica mattina non ho detto niente a nessuno, mi sono alzato un po' prima del solito. Mi sono vestito leggero, ho preso la bicicletta e ho fatto quello che da tanto tempo volevo fare: ho seguito il Naviglo grande uscendo da Milano. E dopo le periferie, dopo i cavalcavia, dopo i centri commerciali sono incominciate le cascine, i campi, i girasoli, i fiori, i profumi di formaggi e di vino, le chiuse arrugginite, la gente che ti sorride. Sono arrivato fino al naviglio di Bereguardo, dove la strada asfaltata finisce e resta solo l'acqua che scorre, il vento, il suono delle ruote sulla ghiaia e i campi intorno, a perdita d'occhio. Finalmente. lavoro, casa, lavoro, casa, lavoro, aperitivo, casa. Lavoro, casa, lavoro, casa, lavoro, cinema, casa. Lavoro, casa, lavoro, casa, lavoro, casa. Weekend. Oddioprestodevofarequalcosadisignificativoedeccitante. Lavoro, casa, lavoro, sport, casa. Lavoro...
Per di più piove. No, no, non è azzardato formulare l'ipotesi che in questo momento vedo tutto dal lato più grigio. Dev'essere l'aria di Milano, ecco... sì sì... MacUbu - 00:34 - commenti (3)
Questi sono davvero in gamba. E c'è anche un esempio di pubblicità intelligente. Vi consiglio shower power...
...non ne posso più. L'ennesimo esempio di ignoranza pubblicitaria. Che ansia!
Purché ci sia "un po' di figa", purché non si dica niente del prodotto (perché ancora non c'è niente da dirne), purché faccia un po' di scena, purché sia onnipresente su tutte le reti. E ogni giorno le pur piccole idee che si riescono a produrre vanno al macello davanti a neolaureati che non sanno niente di comunicazione e vogliono solo divertirsi un po', vedendo quello che hanno combinato quei simpaticoni della pubblicità. Chi è dentro a questo lavoro sa che non è sempre così, sa che si deve lottare per ottenere le cose, sa che ci sono anche quelli che riescono a fare uscire delle campagne vere, campagne decenti. Eppure ogni tanto qualcuno ti fa davvero cadere le braccia... MacUbu - 16:27 - commenti (2)
;)
Divertente quello che succede cambiando l'ordine delle parole su internet... Volevo fare un link al movimento di libertà e giustizia, nella mia lista di posti da vedere. Ho scoperto solo oggi che mi ero confuso e avevo inserito, tutto come si deve, un link a giustizia e libertà che però non sembra proprio essere la stessa cosa... MacUbu - 12:58 - commenti (3)
Basta, basta, dopo un post così triste come l'ultimo oggi ci vogliono cose buone, cose belle, cose che mettano di buonumore. In questa Milano grigia piovosa e scura ci vogliono colori e suoni. Adesso mi dò all'aggiornamento dei link.
E mettiamoci solo le cose migliori: una botta de vita, signora mia, e si tiri su, che la vita è bella! E' successo in aprile. Una di quelle scene che si pensa di vedere solo in un brutto film. Stavo facendo la spesa all'Esselunga di viale Papiniano, un mercoledì sera qualunque e improvvisamente mi suona il cellulare. Sul display appare un numero sconosciuto, molto lungo: una chiamata internazionale.
Risponde una voce femminile, forse una signora con qualche anno più di me. Mi parla in tedesco, mi dice che ha brutte notizie da darmi sulla mia amica Maria, che vive a Tampere in Finlandia e che conosco da sempre. Una di quelle amicizie che durano nel tempo anche vedendosi raramente, anche solo una volta ogni tre o quattro anni. Ho passato da lei, in campagna a casa dei suoi genitori il capodanno '99-2000. La signora mi dice di sedermi (non me la sento di dirle che sono al supermercato, con una confezione di yogurt in mano, il cestello al braccio, in mezzo alle corsie piene di prodotti colorati), mi dice "nessuno poteva aspettarselo", la mia ansia cresce: ho già capito. Mi dice che Maria, nata il mio stesso anno, ha avuto un raffreddore che ha sottovalutato. Si è sentita male venerdì mattina. L'hanno portata in ospedale, dove le hanno diagnosticato una polmonite. Gli antibiotici non hanno avuto effetto. Nella notte fra venerdì e sabato Maria peggiora. Sabato il suo cuore si ferma due volte. Viene defibrillata ogni volta. Alla terza, la rianimazione non ha successo.Tutto questo lo ascolto senza riuscire a dire niente se non Non capisco, non capisco, non è possibile. Sempre con lo yogurt in mano. E' così difficile immaginare la scomparsa di una persona, per quanto cara, quando la si vede così raramente. Mi sembra di non sentire nulla. Ringrazio la signora, che mi manderà una mail con l'indirizzo dei genitori di Maria. Poi resto lì fermo per un attimo, non so cosa fare, mi sento improvvisamente stupido e inutile con il cestello in mano, il maledetto yogurt, la gente, intorno, i neon. Vado alla cassa. Pago. Esco nel buio. Oggi, a sei mesi di distanza, mi arriva una mail del papà di Maria che mi ringrazia del mio messaggio di condoglianze, mi dà notizie della figlia di Maria (eh sì, c'è anche lei, che ha già perso il papà e ha solo 4 anni) e mi racconta della loro vita di oggi. Ho la sua mail aperta sul computer da tutto il giorno. Ancora mi chiedo cosa rispondergli, che parole usare. Non ho capito niente di questa vicenda, forse non c'è niente da capire. Ho conosciuto Maria in Germania, quando avevamo entrambi 17 anni, entrambi all'inizio di un ricco, strano e divertente anno all'estero. Da allora eravamo rimasti sempre in contatto. Voglio cercare di credere che anche adesso non ci siamo persi del tutto, e mi piace pensare che in qualche modo misterioso Maria conservi ancora quel suo sorriso così dolce e così nordico. MacUbu - 16:53 - commenti (2)
Amo trovare sulla rete delle cose totalmente inutili che ti fanno provare emozioni strane, che non sai come chiamare. Non è in fondo la stessa definizione che potremmo dare della poesia?
MacUbu - 15:46 - commenti (1)
Ah, e c'è un altro difetto ENORME: sul mio explorer 5.1 non si riesce a editare i post già pubblicati, mannaggiaaaaaaaaaa!
MacUbu - 11:54 - commenti (3)
Ok, ho deciso. Su Blogger ha vinto Splinder, nonostante manchino alcune funzioni importanti, come quella del safe mode, che mi ha già salvato la vita una volta.
E nonostante che qui i ritorni di carrello (almeno per me che uso il Mac, non so voi utenti di PC) non vengono letti. Meno male che auro mi ha insegnato l'apposito comando html... Adesso aggiorno e aggiungo tutti i link. Mah, sto cercando di inserire i commenti anche sul blog di Blogger ma mi sembra difficile e stressante. Quasi quasi mi sa che resto con splinder...
MacUbu - 01:08 - commenti (1)
Oggi altra divertente lezione di arabo. Lo sapevate che "tamarro" ha a che fare con i datteri? In pratica tammar è il venditore di datteri (o il dattero stesso, non ho ben capito), con significato spregiativo, alla stregua di straccivendolo, straccione...
Del resto è così con mille parole italiane o dialettali. In genovese u mandillo è il fazzoletto. Pare che in arabo fazzoletto si dica mandil. Sono alla quinta lezione e comincio a saper scrivere e leggere le prime parole senza troppe difficoltà. Ma questo non mi serve a niente quando arrivano Yasser e Omar, che fanno le pulizie da noi in agenzia. Sono convinti che imparare l'arabo sia assurdo, ma non smettono mai di prendermi per il culo, rivolgendomi la parola in arabo cominciando con i saluti (che sanno che io so) e finendo per spararmi addosso frasi a tutta velocità che sono ovviamente al di fuori della mia portata. L'espressione perduta della mia faccia in questi casi sembra sempre divertirli moltissimo. Finisce ogni volta con loro che si accendono una sigaretta beffardi, sghignazzando in arabo alle mie spalle. MacUbu - 01:04 - commenti (1)
Non serve a niente, non è utile a nessuno, eppure mi piace da morire.
Un po' come quasi tutti gli oggetti che ci circondano, forse? Vabbe'... sto facendo la prova portando avanti contemporaneamente lo stesso Blog sia su Blogger che qui. Vediamo chi vince?
Adesso mi ha preso questa mania di raccontare i sogni. Quello di questa notte è bizzarro sul serio. Sono in sedia a rotelle insieme a un’amica dall’aspetto indistinto: è qualcuno che conosco, ma non so di preciso chi. Sembra un’anziana, ma forse dipende da quella vistosa parrucca di capelli grigi che ha in testa. In realtà so che ha la mia stessa età… La sedia a rotelle è speciale: non è che siamo uno in braccio all’altro, no: è una sedia a rotelle biposto. Come quei passeggini per gemelli: con le due ruote ai lati, ma le due sedie attaccate una all’altra. Stiamo procedendo a tutta forza per impadronirci di un carrello della spesa, che ci aspetta in fondo alla fila di carrelli tutti uguali, nel parcheggio di qualche grande supermercato. Non è dato sapere perché sia così importante avere proprio quel carrello, visto che ce ne sono molti altri identici in fila con lui, eppure corriamo a rotta di collo per non farcelo fregare da un anziano disabile, anche lui in sedia a rotelle, che si sta avvicinando a tutta birra verso lo stesso carrello. Lui ci vede, noi lo vediamo: acceleriamo a più non posso, tanto che la velocità mi spaventa. Il vecchietto arriva per primo, si aggrappa al carrello con entrambe le mani, ma subito gli piombiamo addosso noi, sparati come un missile e la nostra carrozzella sbatte fortissimo contro la sua. Entrambe le sedie si ribaltano e ci rovesciano con la schiena a terra, e restiamo tutti come paralizzati, grossi scarafaggi rivoltati con le zampe all’insù, ad agitarci inutilmente gridandoci di tutto a vicenda. hmmmm... rispetto a Blogger, qui mi sembra che i ritorni di carrello non vengano letti dal software. O sarà perché io uso un Mac?
Quasi quasi mi sa che è meglio l'altro sito. Peccato perché qui non c'è il banner pubblicitario e tutto sommato la grafica mi piace di più... “Abbiamo tutti una vita interiore. Tutti sentiamo di far parte del mondo e nello stesso tempo di esserne esiliati. Bruciamo tutti nel fuoco delle nostre esistenze. Abbiamo bisogno delle parole per esprimere ciò che abbiamo dentro…”
Paul Auster Dall’introduzione di: Ho pensato che mio padre fosse Dio, Storie dal cuore dell’America raccolte e riscritte da Paul Auster, Einaudi. Per un anno intero Paul Auster ha invitato gli ascoltatori della National Public Radio a inviargli le loro storie più interessanti, quelle dove la casualità e l’agire nascosto del destino si manifestava nel modo più strano e inaspettato. Oltre quattromila storie furono inviate all’autore che le selezionò per leggerle alla radio, una volta alla settimana. A un anno di distanza dalla fine della trasmissione, chiamata National Story Project, Auster pubblicò una selezione di 126 storie, riscritte da lui. Il libro è diviso per argomenti: Animali, Oggetti, Sconosciuti, Guerra, Amore, Sogni, ecc. Mi sembra un’idea davvero suggestiva, così oggi ho comprato il libro, alla Fnac. Ho letto le prime storie, lunghe a volte anche solo mezza pagina e mi piace: si avverte la diversità degli stili, dei toni di voce. Sembra di leggere un Carver inconsapevole, di ascoltare dei racconti intorno al fuoco, di notte. Bello, toccante, e soprattutto vero. Tentativo numero due, tanto per vedere la differenza...
MacUbu - 14:36 - commenti (3)
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Questo blog si è trasferito qui. Aggiornare il link è una rottura di scatole, lo so. Ma fai uno sforzo. Thanks. |
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